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L’Istituto Bruno Leoni, ha diffuso sulle pagine del Sole 24 Ore la notizia che i green jobs, gli ecolavori, sono troppo costosi per la nostra economia. Secondo lo studio che è stato presentato “per ogni addetto servono fino a 1,3 milioni”. Come capita con studi “a tesi” di questo tipo si mescolano le pere con le mele. L’attacco è agli incentivi alle rinnovabili, che il governo tenta da mesi di eliminare. “Non vogliamo dire questo. Il nostro è semmai un contributo analitico per capire, per far capire, l’onerosissimo sforzo che il nostro paese sta facendo per assolvere ai suoi obblighi nazionali e internazionali rispetto alle energie rinnovabili”.
Il problema non è il dato in sé, ma il modo in cui viene decontestualizzato e usato come arma contro gli “amici” dell’ambiente. Praticamente non c’è settore industriale che nel nostro Paese non goda, in forme dirette o indirette, di contributi pubblici. Ed è ovvio che qualunque tecnologia innovativa il cui uso sia considerato necessario dallo Stato ha bisogno di essere aiutata. Lo hanno capito i tedeschi, gli spagnoli, i francesi. Lo ha capito il presidente Obama. Lo ha capito l’Unione europea con il suo piano per raggiungere una quota di 20% di rinnovabili, di 20% di risparmio energetico e di 20% di riduzione degli inquinanti entro il 2020. Ed è altrettanto ovvio che la crisi richieda aiuti pubblici, ancora di più se in settori strategici. D’altronde per anni, con l’uso distorto del CIP6, invece di finanziare le fonti rinnovabili si sono dati soldi a fonti obsolete e inquinanti. L’errore - o la mistificazione - è nel fatto di presentare l’occasione dei lavori verdi come una “corsa”. I lavori verdi non sono l’obiettivo, ma l’effetto collaterale di una conversione ecologica dell’industrie e dell’economia. Conversione necessaria, come spiega per esempio il Rapporto Stern sull’economia dei cambiamenti climatici, e non ideologica. Il costo che paghiamo, dunque, non è per dare lavoro, altrimenti tanto varrebbe lasciare le persone a casa e dargli uno stipendio per non fare nulla o, al massimo, coltivare il proprio giardino. Ma si tratta di soldi che lo Stato investe per indurre una straformazione, per realizzare delle condizioni di vita, di società e di ambiente più durevoli. Quando fate benzina chiedetevi se la fate per dissetare l’auto o per andare a trovare gli amici lontani. Ecco, all’Istituto Bruno Leoni, per fare politica e dimenticando la propria vocazione d’istituto di ricerca economica, guardano l’auto e dimenticano gli amici.