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LAVORARE IN SPAGNA E IL SOGNO BARCELLONESE

Per chi, come me, arrivava in Spagna all’inizio  del 2007 le possibilità di lavoro erano ancora molte. Avere una conoscenza basica della lingua spagnola o una scarsa formazione accademica, non rappresentava un ostacolo per la ricerca di un lavoro.  Ovviamente il tipo di lavoro dipendeva soprattutto da queste 2 variabili, era relativamente semplice essere assunti come camerieri o baristi; più complicato , ma non di molto, il lavoro in un call center o di amministrativo presso multinazionali che avevano rapporti  economici con i paesi vicini: l’Italia, la Francia, il Portogallo. Chi arrivava nella capitale catalana poi vedeva queste possibilità raddoppiate: uno dei più importanti porti del Mediterraneo e la maggiore vicinanza fisica alla Francia e all’Italia  implicava una forte domanda di personale da parte di ogni tipo di impresa che avesse un minimo di respiro internazionale. E quasi tutte lo avevano!  A Barcellona Citibank, Sellbytel o Avis rappresentavano, soprattutto per gli italiani, all’inizio, ottime possibilità per cominciare ad avere delle entrate così da avere il tempo di ambientarsi, guardarsi attorno e decidere se valeva la pena o no restare. Altre opportunità erano i siti web come infojobs.net, dove ci si poteva iscrivere direttamente alle offerte di lavoro, o le classiche agenzie interinali, che quì funzionano davvero!

Ciò che attraeva, e che attrae ancora oggi più di tutto, è l’impressione di una società aperta e tollerante, dove tutto si mischia facilmente senza troppe complicazioni; è la calma e l’ottimismo tipico degli spagnoli, che porta a mettere in discussione molte delle preoccupazioni tipiche del popolo italiano: il lavoro fisso, il risparmio, la pensione… preoccupazioni che esistono anche qui ma che non fanno diminuire la voglia di vivere di questo popolo e non  lasciano spazio alla frustrazione e al pessimismo.

E questa voglia di vivere e di sperare non accenna a diminuire neanche se dal 2007 molte cose sono cambiate. Trasferirsi oggi in Spagna, o a Barcellona, è sicuramente una scelta difficile e rischiosa. Molte imprese che prima accoglievano a braccia aperte gli stranieri hanno chiuso e trasferito i propri uffici- call center altrove (Tunisia, America meridionale, Slovenia, ecc); le agenzie interinali ormai sembrano essersi messe tutte d’accordo per dare la stessa risposta: ”per il momento non c’è niente, ma se viene fuori qualcosa, ti chiameremo”; nei siti web, specializzati nella ricerca di lavoro nel mercato spagnolo, le offerte si sono ridotte drasticamente; molte inoltre non sono altro che specchietti per le allodole, mentre altre, poche a dire il vero, richiedono ormai personale troppo specializzato per essere prese in considerazione da chi tanta esperienza e preparazione non ce l’ha.

Una  conoscenza fluida della lingua spagnola è un “must” che non può più essere ignorato, così come una solida formazione accademica e una buona conoscenza di almeno una lingua straniera. Anni di esperienza lavorativa alle spalle possono aiutare ma solo in alcuni settori.

Per chi, tra le varie città spagnole, decide di trasferirsi proprio qui, a Barcellona, troverà nel catalano un ostacolo in più. Alcune posizioni, anche se non esplicitamente detto, possono essere ricoperte solo se nativo, mentre per altre una conoscenza di livello C (intermedia) è obbligatoria.  

Lavorare nel sociale è ancora più complicato.  I posti vacanti sono quelli di capi di progetto e coordinatori; i requisiti: formazione in cooperazione allo sviluppo, dai 3 ai 5 anni di esperienza, ottima conoscenza dell’inglese. Per chi possiede questi requisiti o per chi non demorde ed è disposto ad accontentarsi anche di un’esperienza di volontariato in un’ONG dalla solida reputazione il sito più gettonato è sicuramente hacesfalta.org, un luogo di incontro  che ha lo scopo di fomentare il volontariato e il lavoro nelle organizzazioni del terzo  settore (organizzazioni senza animo di lucro, ong,ecc).

Mi piacerebbe poter dire che il mio consiglio è di imbarcarsi in quest’avventura con ottimismo e senza timori, cosa che probabilmente tempo addietro avrei fatto; ma il mio consiglio oggi non può essere che quello di imbarcarcisi solo se avete delle carte da giocare. In questo caso sicuramente quello stile di vita improntato alla spensieratezza e al relax che, in Spagna, la crisi ha potuto solo in parte intaccare, vi ricompenserà dello sforzo iniziale; l’alternativa è quella di non riuscire a godersi nulla di tutto ciò perché obbligati troppo in fretta a tornare a casa con la coda tra le gambe.  

Sara
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